La mia storia

Mi chiamo Elisa.

Sono nata nel 1989, a Sperlonga, sulla costa laziale. Sono cresciuta a pochi passi dal mare, in una casa esposta al vento e alla luce del Mediterraneo. Mio padre diceva spesso che, da noi, si impara prima ad ascoltare il mare che a parlare.

Da bambina passavo ore sulla spiaggia di Sperlonga. Ci andavo da sola, soprattutto fuori stagione, quando il paese si svuotava e restava solo il rumore delle onde. Mi sedevo sugli scogli, di fronte all’orizzonte, e lasciavo che il suono del mare riempisse tutto. Era il mio rifugio. Non sapevo ancora dargli un nome, ma quel ritmo mi calmava profondamente.

Scopro il handpan a 22 anni, nel 2011.
Durante un piccolo incontro musicale all’aperto, vicino al mare. Un musicista suonava seduto sulla sabbia, in silenzio. La prima nota mi ha attraversato il corpo. Sono rimasta lì, immobile, per più di un’ora.

Poco tempo dopo acquisto il mio primo handpan. Uno strumento semplice, non perfetto. Inizio a suonare ogni giorno. All’inizio pochi minuti, poi sempre di più. Al mattino prima di lavorare, la sera davanti al mare, a volte fino alla notte. Capisco rapidamente che non è un passatempo. È un bisogno.

Tra il 2012 e il 2017, viaggio lungo diverse coste e città. Suono a Sperlonga, in Puglia, in Sicilia, e anche all’estero. Suono per me, per chi si ferma, e per il silenzio. Ma più suono, più sento che qualcosa manca. Gli strumenti sono belli, ma nessuno corrisponde davvero a ciò che sento dentro.

A 28 anni, nel 2017, prendo una decisione importante: imparare a costruire i miei handpan.

Mi formo, osservo artigiani, sbaglio, ricomincio. Passo mesi a lavorare l’acciaio che non vibra ancora come dovrebbe. Imparo ad ascoltare il metallo, a riconoscere le tensioni, le note instabili. Le mani si induriscono, ma continuo.

Nel 2020, a 31 anni, realizzo il mio primo handpan completamente riuscito.
Quando lo suono per la prima volta nel mio laboratorio, resto in silenzio a lungo. Non è euforia. È equilibrio. Come se tutto, finalmente, fosse al suo posto.


Oggi lavoro nel mio laboratorio a Sperlonga, a pochi minuti dal mare. Uno spazio piccolo, essenziale. Nessun lusso. Solo strumenti, metallo e silenzio.

Lavoro da sola. Produco circa 25–30 handpan all’anno. Ogni strumento richiede settimane di lavoro, tra modellatura, accordatura, riposo e regolazioni.

Ogni handpan è:
– modellato interamente a mano
– accordato più volte in giorni diversi
– testato a lungo prima di lasciare l’atelier

Non produco in serie. Produco lentamente. Perché è l’unico modo per restare fedele a ciò che cerco da sempre: una vibrazione sincera, profonda, viva.

Nel 2021, nasce il nome Handpanela. Non come un’idea di marketing, ma come la continuità naturale del mio percorso.

Oggi ogni handpan che lascia il mio laboratorio porta con sé una parte del tempo e dell’attenzione che gli è stata dedicata.

Acquistare un Handpanela non significa solo possedere uno strumento. Significa sostenere un lavoro artigianale indipendente, umano e lento.

Non cerco di produrre di più. Cerco di produrre giusto. E ogni strumento che trova il suo musicista permette a questo lavoro di continuare.

Faccio questo mestiere perché il mare mi ha insegnato la pazienza, e il suono mi ha insegnato l’ascolto.

Oggi, se gli handpan Handpanela viaggiano, è per accompagnare altri in ciò che ho sempre cercato: un momento di presenza, uno spazio di calma, una vibrazione giusta.

Un sapere prezioso. Perché tutto ciò che è fatto lentamente porta con sé una parte di chi lo ha creato.

Elisa